Zetatron
Developing and other stuff...
  • Home
  • About
  • Login
  • Le Cronache Di Krynn
    • La Guerra Delle Lance
    • Le Origini Di Kail
  • I racconti delle terre di Adria
  • La Quarta Convergenza
  1. Sei qui:  
  2. Home

Home

Era solo un arrivederci...

Scritto da Mike Steinberg
Categoria: La Guerra Delle Lance
Pubblicato: 23 Agosto 2025
Visite: 48

Così la compagnia riprese finalmente il suo viaggio verso Palanthas, con il cuore gonfio di tristezza per gli amici che si erano lasciati alle spalle, ma anche speranzoso per quelli che avrebbero certamente incontrato in futuro.
Oggi lasciavano la “Montagna del Drago” con un nuovo compagno, anche se non da tutti ben visto: il mago veste rossa di nome Aric. Lo stregone era rimasto silenzioso quasi per tutto il tragitto che attraversava la valle, concedendosi solo qualche caustico commento a margine quando Estellen aveva percepito un’aura forte e benevola a ridosso di alcune rovine, che erano spuntate dalla nebbia così, dal nulla.
I nostri eroi seguivano un attento Kail che, da buon ranger e nonostante il braccio offeso, rimaneva sempre vigile e concentrato. Estellen e Stuard notarono subito che il mezzelfo e il mago erano già passati di lì, perché erano troppo sicuri riguardo la giusta via da seguire. Una volta arrivati alle rovine, il mezzelfo raccontò al cavaliere e alla sacerdotessa cosa fosse stato un tempo quel posto e perché lei sentiva tanta bontà e potere salire da sotto la terra. Estellen fu tentata di andare a salutare il suo vecchio amico “Holy”, ma poi preferì superare le montagne di Lastgaard il prima possibile, così da poter entrare in un nuovo ciclo di avventure e progetti che li avrebbe finalmente svincolati dalla lunga e pesante missione appena conclusa.
Se c’era una cosa infatti che avevano imparato nei loro lunghi viaggi, era che una volta che un capitolo veniva chiuso, bisognava velocemente immergersi in quello successivo. Altrimenti si rischiava di rimanere invischiati nel passato e di perdere la lucidità necessaria per affrontare le nuove minacce e i pericoli futuri.
Il gruppo si trovò a costeggiare la torre est del rifugio, l’unica ancora in piedi e Kail aggirò con raffinata maestria i ruderi dei vari edifici che un tempo la circondavano, scovando infine il sentiero nascosto nonostante l’impenetrabile foschia. Esso finiva alle spalle dell’avamposto, proprio come “Holy” gli aveva detto. Il mezzelfo si arrestò innanzi un banco di nebbia particolarmente fitto, ma secondo lui sospetto, asserendo che la loro meta era infine proprio lì davanti, alla loro portata. I suoi compagni non riuscivano a vedere nulla, ma ormai, dopo tanti mesi, avevano imparato a fidarsi del giudizio del loro compagno, pertanto lo seguirono in fila indiana, limitandosi a scorgere solo la schiena del compagno davanti. Estellen quasi inciampò, quando praticamente dal nulla spuntò una rozza scalinata in pietra che serpeggiava lungo il costone di roccia, inerpicandosi sulla montagna.
Kail iniziò a salire, senza ripensamenti. Senza voltarsi verso la magnificenza della valle nemmeno una volta. Così fecero i suoi amici, ciascuno perso nei propri pensieri. La traversata durò quasi un giorno e la compagnia dovette accamparsi per la notte. Kail diede l’ordine di accendere un fuoco: era inutile infatti sperare di entrare nella foresta senza prima essere visto dai suoi confratelli elfi. Era il loro ambiente e lui era certo che li avrebbero notati subito, l’indomani mattina, anche senza quel piccolo bagliore luminoso prodotto adesso dal loro falò.
Non fu facile arrampicarsi alla cieca, vista quanto fosse fitta la nebbia, per quasi cinque lunghi chilometri attraverso la montagna, ma alla fine erano riusciti a passare dall’altra parte e a sistemare un piccolo rifugio temporaneo: Kail era fiero dei suoi amici, della loro resistenza e tenacia!
All’alba iniziarono la discesa.
La nebbia sembrava diradarsi mano a mano che si scendeva verso la foresta adiacente. Dapprima sembrava una macchiolina verde scura che si intravedeva in mezzo alla fuliggine biancastra della densa foschia. Poi però la macchia iniziò ad allargarsi, così come la nebbia a scemare. Presto i nostri eroi poterono osservarne quasi con completa chiarezza l’incredibile ampiezza ed estensione. La foresta di “ElderWildWood” o più semplicemente, la foresta degli elfi Kagonesti, pareva grande come Silvanesti: un’esplosione di vita e di verde che si allargava senza limiti apparenti per chilometri e chilometri.
L’occhio attento di Kail notò, nell’ultimo tratto della discesa, dei movimenti furtivi tra gli alberi, il che sembrava molto strano: i Kagonesti, anche più dei loro cugini Qualinesti e Silvanesti, erano pressoché invisibili in una foresta così fitta. Questo voleva significare che o li avevano già visti e stavano per l’appunto volutamente comunicandogli in maniera indiretta questa informazione, oppure non erano elfi Kagonesti!
Dopo circa un giorno intero di salite e discese, la scalinata terminò in una radura abbastanza aperta e mettere finalmente i piedi sull’erba soffice, diede un grande sollievo ad Estellen e soprattutto al mago.
Aric non aveva parlato molto con i suoi nuovi compagni, ma essi capirono subito che lo stregone non era abituato a dormire all’addiaccio e privo di ogni tipo di comodità propria della vita civilizzata. Era riuscito a riposare poco e il suo fisico, non propriamente atletico, sembrava risentirne. Per fortuna stavano per entrare in una foresta, quindi lo stregone si sarebbe lamentato di meno della pioggia, del freddo e del vento gelido, che gli era entrato fin nelle viscere.
Pian piano che procedevano per la radura e verso la foresta, la nebbia si diradava sempre di più, fino a scomparire del tutto dopo circa cento metri dal punto in cui alle loro spalle la scalinata si era esaurita.
Appena usciti definitivamente dalla nebbia, il medaglione del mezzelfo iniziò a vibrare e la spada di Stuard ad emettere bagliori verdastri, dritti tra le fronde degli alberi. Kail ordinò ai suoi compagni dietro di lui di arrestare il passo. C’era indubbiamente qualcuno dietro gli alberi e, da quel che suggerivano i loro oggetti incantati, era molto probabile che non si trattasse di elfi!
Quando un grosso orco, bardato con pezzi di armatura da cavaliere di Solamnia, venne allo scoperto, fu troppo tardi per capire che erano caduti in una trappola! Una trappola di cui Kail aveva favorito il successo, visto che la sera prima aveva consegnato la loro posizione precisa ai loro nemici più agguerriti. L’orco, dallo sguardo malevolo e gli occhi porcini, sogghignò e gongolando grugnì:
“L’umano non ha mentito dunque… guarda che bel regalo abbiamo avuto qui. Il nostro comandante sarà felice di scoprire che abbiamo messo le mani sulla persona che la nostra regina desidera tanto ardentemente. Uccidete pure gli altri…”
Un nutrito gruppo di orchi, accompagnato da un piccolo sciame di goblin e due possenti giganti di collina, tenuti al guinzaglio con una pesante catena di ferro, entrarono prepotenti nell’area e iniziarono a prepararsi al combattimento.
Dunque qualcuno li aveva venduti!
Questo era ciò che Kail aveva pensato in prima battuta. Solo che sembrava assai strano. Nessuno conosceva quella via di fuga tra le montagne, eccetto loro stessi e il drago di bronzo. A meno che avessero dovuto sospettare anche di lui, ma per quale motivo avrebbe dovuto venderli al nemico? Il mezzelfo sentì che la testa gli stava esplodendo, ma non aveva tempo per fare congetture o trovare un’improbabile spiegazione alle parole dell’orco: ora lui e i suoi amici dovevano lottare per le loro vite e sopravvivere ad una situazione davvero difficile da affrontare.
I goblin furono i primi ad avanzare, saltellando e brandendo improbabili coltellacci arrugginiti. La loro unica forza era il numero. Essi avrebbero fatto da "apri pista" agli orchi, molto meglio armati e pericolosi, che sarebbero venuti dopo. Infine, se ce ne fosse stato bisogno, avrebbero sguinzagliato i giganti e a quel punto sarebbe stata davvero dura uscirne tutti interi.
Estellen invocò subito il potere di Paladine, offrendo a tutti incredibili vantaggi nel combattimento corpo a corpo. Se ne accorsero immediatamente Stuard e Kail, che quasi non controllavano le loro spade in battaglia, tanto erano veloci e precise a tagliare e a colpire. L’ultimo ad agire fu lo stregone, che, con uno strano ghigno disegnato sul volto, scagliò senza pensarci sopra un secondo una palla di fuoco in un’ampia area delle retrovie nemiche. L’effetto della deflagrazione fu assordante e decisamente pirotecnica. Molti goblin furono letteralmente carbonizzati all’istante e scaraventati casualmente da ogni parte, a decine di metri di distanza.
Si creò così letteralmente uno squarcio tra le loro fila, che il capitano orco faticò a ricucire. Vedendo che le loro prede erano affatto prive di risorse, diede l’ordine di liberare uno dei due giganti, il quale iniziò ad avvicinarsi a grandi e pesanti passi ai due guerrieri nel mezzo della mischia. Il colosso procedeva senza curarsi di calpestare i suoi sventurati compagni, tanto che gli orchi preferirono aggirare il problema, ed avvicinarsi ad Estellen e ad Aric dai lati.
La sacerdotessa di Paladine notò questo dettaglio e mentre Kail e Stuard combattevano strenuamente per le loro vite, invocò ancora una volta il potere del suo dio, materializzando dei lacci sacri che immobilizzarono temporaneamente le possenti gambe del gigante. Egli traballò per qualche secondo, poi inciampò e finì a terra con un tonfo sordo che fece tremare la terra.
Vedendo che il mostro era in difficoltà, Aric afferrò il bastone e, preso da una smania incontrollata e sadica, decise di utilizzare uno degli incantesimi presenti in esso e che lui aveva studiato alla “Torre della stregoneria di Wayreth”, ma che gli era proibito. Sorrise quando avvertì il potere fluire dalla staffa al suo braccio, ma poco prima di evocare il “fulmine abissale”, alzò d’istinto gli occhi al cielo e, sebbene fosse mattina presto, riuscì a scorgere tra le nubi non più due lune, ma tre! Nuitari, il dio della magia nera, lo stava aspettando impaziente. Sarebbe bastato lasciarsi andare in quel momento, utilizzando un incantamento vietato per le vesti rosse e tutto sarebbe cambiato per lui. Anche nella gestione della verga che lo accompagnava: il demone gli avrebbe certamente permesso maggiore libertà, se la sua magia avesse preso una piega più oscura. Fortunatamente Aric tentennò, per poi decidere di scagliare un “normale” fulmine magico, di origine naturale, sul mostro ancora inginocchiato. Percepì distintamente la delusione da parte del demone presente nella staffa, ma non si sentiva ancora pronto per rinunciare troppo presto a chi era stato. Doveva conoscere prima tutta la storia che era nascosta dietro, poi avrebbe fatto la sua scelta!
Un potente colpo di luce ed elettricità investì dal cielo il gigante e poi rimbalzò, saltellando, sullo sciame di creature che gli stavano vicino, uccidendole sul posto. Kail notò con la coda dell’occhio ciò che era appena successo, ed apprezzò l’operato del mago. Tuttavia sapeva bene che sarebbe stata una questione di tempo prima che sarebbero stati soverchiati dalle incombenti forze del nemico. La spada di Silvanos mulinava e mieteva ancora vittime, così come la spada della famiglia di Stuard, ma i loro nemici erano troppi e non vedeva alcun modo di cavarsela questa volta. Si augurò solo che la persona che Takhisis voleva venisse catturata viva fosse stata Estellen: con lei in vita ci sarebbe stata ancora speranza per i popoli liberi di Krynn.
Prima di esser letteralmente sommerso dai suoi avversari, una freccia sibilò accanto al suo orecchio e trafisse un goblin in un occhio. Poi ne arrivò un’altra e poi un’altra ancora. Dopo pochi secondi, letteralmente una pioggia di frecce si abbattè sui loro nemici, disperdendo i goblin, che si diedero alla fuga e confondendo gli orchi, che non riuscivano a capire come arginare quel problema.
La foresta sembrava aver richiamato altri interpreti nello scontro.
Alla fine anche gli orchi furono costretti a fuggire, lasciando solo i due giganti come ultimi baluardi del loro contingente armato. L’ultimo dei due colossi cadde esanime dopo che un centinaio di frecce l’avevano colpito una dopo l’altra al petto e quando il poderoso mostro si abbattè con uno schianto al suolo, restò solo silenzio e sangue nella radura.
Stuard si appoggiò alla spada, faticando per riprendere fiato, mentre il mezzelfo cercava di inquadrare quella nuova situazione. Ciò che era sicuro era che i Kagonesti avevano salvato loro la vita, fatto per niente strano visto che non erano certo degli assassini. Ora bisognava capire le loro intenzioni nei loro confronti e fino a che punto avessero voluto aiutarli, facendoli passare per il loro territorio.
Il mezzelfo si guardò indietro per un attimo. Estellen lo fissava con le mani giunte, speranzosa. Stuard accanto a lui annuì, mentre Aric, beh, il mago si teneva stretto come consuetudine al suo bastone maledetto, ed aveva un’espressione bieca che sembrava dire: “fate un passo falso e distruggo la vostra miserabile foresta!”.
Kail sospirò, poi tornò a guardare la foresta, immobile, silenziosa come la morte. Nemmeno la sua vista elfica gli permetteva di scorgere il benché minimo movimento all’interno. Fece qualche passo in avanti, presentando sé stesso e i suoi compagni, mostrando le sue radici, molto simili alle loro, ma una freccia di avvertimento atterrò ad un metro dai suoi piedi, arrestandolo laddove si trovava. Poi una voce soittile ma determinata intimò:
“Fermi. Non avvicinatevi oltre… questo è il nostro territorio. Non seiete graditi qui…”
Kail aprì le braccia in segno di amicizia, dicendo che voleva solo ringraziarli per aver difeso lui e i suoi compagni, ma la voce incalzò ancora, dicendo:
“Non abbiamo protetto voi, ma i nostri confini. Noi non vi odiamo, almeno non come gli orchi, ma al popolo Kagonesti non interessano le faccende dei cavalieri e degli avidi umani… andate via!”
Una seconda freccia cadde pochi centimetri più avanti rispetto la precedente. Lo scout si voltò verso i compagni: aveva un’espressione affranta sul volto. Un’espressione di sconfitta. Finché, un’altra voce intervenne nella conversazione. Una voce femminile.
“Kail? Sei proprio tu? Aspettate… ”
Un’elfa silvana, non Kagonesti, dall’andatura regale e che indossava un’armatura di cuoio senza fronzoli, si sporse di qualche metro, tenendo a bada una piccola guarnigione di elfi selvaggi che smaniava alle sue spalle. Nonostante le rimostranze dei suoi sospettosi cugini, tatuati e spogli invece da qualunque protezione artificiale, si avvicinò, dapprima cautamente, poi aumentando il passo, appena evidentemente aveva riconosciuto chi fosse quel mezzelfo.
Eiliana lo abbracciò forte e lo baciò teneramente, poi con gli occhi ancora chiusi sussurrò:
“Dunque il viandante non mentiva quando ci ha detto che sareste arrivati da questo punto. Ho sperato che foste voi, la descrizione combaciava, solo non ero del tutto sicura, perché ha aggiunto che c’era un mago nella vostra compagnia. E’li mi ha fatto un grande dono oggi. Poterti rivedere Kail, mio promesso e… constatare che siete ancora tutti vivi, mi da una gioia infinita!”
L’elfa appoggiò la testa sul petto del mezzelfo, che era stato talmente spiazzato dalla cosa che non riuscì ad aggiungere niente. La strinse solo a sé on il braccio sano. I due rimasero così qualche secondo, stretti l’uno all’altra. Poi Eiliana si voltò verso la foresta in attesa e disse in elfico di abbassare le armi, perché quelle persone erano loro amiche. Tuttavia un Kagonesti dall’aria piuttosto truce, più alto rispetto agli altri e che pareva essere il comandante di quel commando di elfi, uscì dalla boscaglia e disse qualcosa alla donna.
In un dialetto molto stretto che Kail capì a malapena, sentenziò:
“Mia signora Eiliana, noi non ci fidiamo dei visitatori. Che garanzie potete fornire al nostro popolo che essi non ci venderanno al nemico, come in passato gli umani hanno già fatto?”.
Eiliana cambiò letteralmente espressione ed atteggiamento. Gli occhi le si indurirono, così come i modi, che fino a quel momento erano stati sempre gentili e posati.
“Costui è Kail Uth Mohdi. Se E’li lo vorrà, presto diventerà Kail Starbreeze, mio consorte e nobile della foresta di Silvanesti. Inoltre egli porta con sé un’arma che lo rende di diritto “amico di tutti gli elfi”, donatagli direttamente da Alhana Starbreeze, mia cugina e regina del popolo silvano. Mirate la spada del primo re, Silvanos…”
Un lieve brusio si agitò tra le fronde degli alberi, oltre la foresta.
Eiliana sussurrò appena, guardando in terra in direzione di Kail:
“Hai ancora la spada con te, vero?”
Kail sorrise ed annuì. L’elfa gli fece segno di sguainarla. Il mezzelfo obbedì, mostrando con fierezza la lama del grande re di Silvanesti agli elfi selvaggi. L’altrettanto fiero Kagonesti rimase alcuni secondi interdetto, a riflettere su quel dettaglio non da poco, poi annuì una sola volta e sparì in un baleno nella foresta.
Così la compagnia ebbe il permesso di entrare nella foresta di “ElderWildWood” e raggiungere la città campo di “Silvamori” entro le prime luci del mattino successivo.
Inoltre, ciò che era successo quel giorno, dimostrò in maniera inequivocabile, mentre Eiliana correva ad abbracciare Estellen e Stuard, che alcuni addii erano in fondo soltanto dei lunghi arrivederci.

Tradimento!

Scritto da Mike Steinberg
Categoria: Le Origini Di Kail
Pubblicato: 28 Agosto 2025
Visite: 13

L’aria gelida del mattino non ancora nato si intrufolava lo stesso all’interno dello spesso mantello del mezzelfo. Faceva davvero molto freddo. Il cavallo nitriva infastidito, faticando anch’esso a scaldarsi, mentre veri e propri getti di vapore fuoriuscivano dalle sue narici aperte e stressate. Inoltre il cielo era scuro e prometteva pioggia da un momento all’altro. “Condizioni perfette per viaggiare con una neonata, non c’è che dire…” Pensò tra sé Kail preoccupato. Lo scout percorse il sentiero principale con saggia premura, calando pian piano dal maniero Astarte fino al villaggio sottostante. Doveva star attento che Erstellen non solo fosse ben coperta, ma che evitasse di prendere troppi scossoni: non era certo un esperto in materia, ma che gli improvvisi sobbalzi non le facessero bene ci arrivava anche da solo. Procedeva dunque al passo, cercando di rimanere più nell’ombra possibile. Il rumore lento di zoccoli a malapena era percepibile in quel tratto di brughiera, mentre una fitta nebbia, che sembrava evocata da un vero stregone, uno di quelli che si diceva fossero rintanati nella foresta di Wayreth, riduceva quasi a zero la visibilità oltre qualche metro.  “Ancora rammento bene come funzionano le cose da queste parti…” Si disse tra sé, abbozzando un ghigno di autocompiacimento. Di lì a poco, iniziò a intravedere le prime case e le prime staccionate: ombre biancastre nella fitta bruma mattutina. Kail serrò il cavallo. Doveva riconoscere che Astarte gli aveva messo addosso un’ansia terribile. Indipendentemente se la bimba fosse davvero un “dono di Paladine”, cosa alquanto improbabile dal suo punto di vista, il fatto che fosse in pericolo era una cosa che con lui condivideva. Se fosse rimasta al maniero, prima o poi avrebbe attirato, come una luce le falene, un mare di gentaglia prezzolata e disposta a tutto. Entro qualche mese o al massimo qualche anno, la voce si sarebbe sparsa come un tam tam degli orchi, e quella marmaglia senza valori morali avrebbe cercato di rapirla e venderla a qualche stregone rinnegato o falso chierico in cerca di notorietà. Altri miserabili, che infestavano come la gramigna sia la Solamnia che l’Abanasinia. Pertanto si era preso sulle spalle una gigantesca responsabilità e doveva agire con estrema cautela. Se avesse deciso di tagliare in due il feudo avrebbe raggiunto la foresta in minor tempo, ma forse era meglio affidarsi a sentieri meno battuti, fare il giro largo, eludendo gli edifici e tagliando per la campagna aperta. Avrebbe così  evitato incontri rischiosi, a cominciare dai contadini che stavano andando negli orti a lavorare. La nebbia sarebbe stata il suo scudo, mentre passava vicino ai terreni coltivati. Anche perché aveva una strana sensazione sotto pelle. Come se qualcuno lo stesse segretamente spiando e quindi seguendo. Kail scosse la testa e spronò il cavallo verso i campi: non doveva cedere alla paranoia. La bimba doveva arrivare sana e salva a destinazione rischiando il meno possibile, ma chi poteva minacciarla a pochi giorni dalla sua nascita? Chi poteva già sapere chi si ventilava che fosse e della sua miracolosa venuta su questo mondo? Kail la osservò per un secondo. La bimba dormiva, placida, serena. Non piangeva. Non si agitava. Tuttavia, più si inoltrava in aperta campagna e più sembrava avere dei sussulti. Dei tremori. “Sarà pure un “dono di Paladine”, ma sta morendo di freddo…” Si disse tra sé il mezzelfo. Doveva azzardare ad andare un po’ più veloce: qui si gelava davvero, essendo tutto spazio aperto e doveva trovare un posto sicuro il prima possibile per accendere un fuoco, darle da mangiare e riscaldarla, prima che le labbra le diventassero viola. Kail diede una botta d’anca al cavallo per comunicare la sua scelta e Aghnes obbedì, nitrendo leggermente. Lo scout sorrise e accarezzò la sua puledra, ma quando tirò su la testa ciò che vide gli gelò il sangue nelle vene. Due occhi rossi, più avanti ed in basso alla sua sinistra, lo fissavano immobili. Due grezzi cristalli cremisi, che si stagliavano sopra la nebbia come un inquietante e surreale bassorilievo! Kail mise istintivamente una mano sulla spada e l’altra sopra la testa della bimba. Lo sguardo rossastro scomparve, ma il suo medaglione si era scaldato fino a quasi bruciargli il petto! Incredibilmente, dopo tanto tempo, il ciondolo di sua madre, che sembrava essersi spento negli ultimi quindici anni, adesso pareva infuocato. E per un attimo, al mezzelfo venne un dubbio tremendo: era solo per il freddo che la neonata stava tremando o aveva reagito in qualche modo al tocco malefico del pendente sacro di un chierico della dea oscura? Aveva senso, se fosse stata davvero una figlia del drago di Platino. L’idea gli passò nella mente, ma poteva ancora trattarsi di suggestione: meglio non scendere a conclusioni affrettate. Tuttavia il calore era stato più che reale. Kail ebbe paura per Erstellen, ma la bimba dormiva ancora seraficamente e non sembrava né scossa, né accaldata per quel terribile sbalzo di temperatura che aveva provato. Decise comunque di girare il ciondolo dietro la schiena, così da non rischiare di coinvolgere la bambina in altre esperienze similari nemmeno per sbaglio. Assottigliando gli occhi, infagottò di nuovo la piccola nel mantello, tenne alta la spada e spronò il cavallo verso la direzione in cui aveva visto quei due piccoli occhi di fuoco. “Meglio andare a controllare... non mi piace lasciare nemici alle spalle.” Pensò lo scout tra sé. Percepì appena un movimento sotto il cavallo che gli fermò il cuore! Trattenne il respiro e levò alta la spada. Un cane si alzò infastidito dai campi arati, scomparendo oltre la sua vista con un unico abbaio seccato. Il mezzelfo sospirò, abbassando lentamente la lama. “Possibile che me li sia sognati? Eppure il calore del medaglione è stato forte e vivido. Uhm… qualcosa non va, meglio stare pronti.” Concluse Kail, mentre riprendeva la via. Percorse qualche altro centinaio di metri e di nuovo sopraggiunse il bruciore, questa volta sulla schiena. Preparato al peggio, il mezzelfo si guardò intorno e ancora una volta scorse gli occhi rossastri nella fitta bruma, poco distante. Adesso riusciva, seppur a malapena, ad intravedere una sagoma attorno ad essi. Sembrava una figura umanoide, alta circa due metri, con gli occhi di brace che lo fissavano torvi. Kail valutò l’opzione di spingere  il cavallo al galoppo, ma sarebbe stato troppo pericoloso per la piccola. Il rischio di farsi male o peggio di cadere, era troppo elevato. Tuttavia, doveva capire cosa diavolo stava succedendo. Chi lo stesse minacciando, se si trattava davvero di una minaccia. Il fatto poi che il suo medaglione si scaldasse in quel modo non lo rassicurava affatto. Pensava, e non a torto, che se quei “due cosi rossi brillanti” avevano risvegliato l’artefatto di sua madre, beh, di certo non poteva trattarsi di una cosa benevola o positiva per lui. Era logico supporre che perlomeno fossero di natura affine.  Kail si avvicinò nuovamente e questa volta fu fortunato, poiché proprio in quel momento la nebbia si diradò di qualche metro, permettendogli di vedere meglio. Si trattava di uno spaventapasseri, sul quale però era appollaiato un uccello. Un corvo per la precisione. Un corvo dagli occhi rossi! Il ciondolo prese anche a vibrare, qualsiasi cosa questo dettaglio significasse. Poi il corvo iniziò beccarsi le ali e le zampe, gracchiò un paio di volte annoiato e volò via. Ora però il mezzelfo ne era sicuro: qualcuno lo stava osservando grazie ad esso e quel corvo non poteva essere un normale famiglio. Era di più. Lui non amava cercare spiegazioni soprannaturali a ciò che gli capitava, ma uccelli dagli occhi cremisi, che innescavano il suo oscuro e mistico pendente, non ne aveva mai incontrati. Lo guardò sparire nella nebbia, poi riprese a cavalcare preparandosi mentalmente al round successivo. Sapeva  che la cosa non sarebbe certo finita lì. Lo scout intravide alcuni contadini nei campi, ma poteva solo udire il rumore delle vanghe e dei loro aratri. Né loro, né lui, sarebbero mai riusciti a scorgersi attraverso la fitta foschia biancastra che avvolgeva ogni cosa. Poi il villaggio fu finalmente alle sue spalle, ma Kail decise di entrare nella foresta prima di fermarsi per un bivacco. Inizialmente aveva optato per aggirare il bosco ed andare verso il fiume per via di Erstellen, percorso più lungo ma per lei più agevole, ma dopo quanto gli era capitato si era convinto che sarebbe stato meglio passare per la macchia. Conosceva meglio il territorio e lì dentro sarebbe stato meno esposto ad eventuali agguati. Annuendo gravemente tra sé, si infilò senza ripensamenti tra gli alberi. Kail aveva passato gli ultimi quattordici anni nei pressi della foresta di Lemish, per cui affermare che la conoscesse come le sue tasche non era affatto un’esagerazione. Infatti ci mise davvero poco a trovare un posto adatto per accamparsi. Entro poche ore avrebbe preso a piovere e le fronde degli alberi, più fitte in quel punto, avrebbero protetto la bimba dalle intemperie. Per prima cosa tolse Erstellen dalle fasce porta bebè e la mise delicatamente nella cesta di vimini. La coprì per bene e poi accese un fuoco. Dalle bisacce recuperò  acqua e latte, per poi mescolarli nel biberon di legno coi giusti dosaggi che gli erano stati suggeriti da Selena. Una volta pronto, lo mise a scaldare su dei sassi sopra il fuoco. Quando ritenne che fosse sufficientemente caldo, prese in braccio la bimba ed iniziò a farla mangiare. Mentre le dava il latte la osservò meglio: doveva ammettere che era piuttosto atipica come neonata. Non si agitava mai, non piangeva mai, non si lamentava mai, anzi sembrava quasi sorridere e, cosa ancor più importante e strana, pareva come se riuscisse a capire le situazioni. Insomma, tutte cose che non erano affatto comuni. Dopo un po’ fu costretto a distogliere lo sguardo da lei o avrebbe iniziato a sorridere anche lui e non poteva permettersi di lasciarsi andare al buon umore in una situazione pericolosa come quella in cui si trovavano. Dopo essersi sincerato che la piccola stesse bene e non avesse problemi di rigurgiti, attese che prendesse sonno e iniziò a smontare il campo. La sensazione di essere seguito perdurava, ma ora si trovava nel suo ambiente naturale e sarebbe stato più difficile stanarlo. Cavalcò un altro paio d’ore senza problemi. La foresta non permetteva molto alla luce del mattino di filtrare attraverso gli alberi, ma la temperatura si era alzata di qualche grado e questa era di certo una buona notizia per la bimba. La tabella di marcia che si era dato mentalmente il mezzelfo prevedeva due ore di cammino e un’ora di sosta. Mantenendo quel ritmo sarebbe arrivato ad Elmwood, la prima città di frontiera oltre la foresta di Lemish, verso sera. Probabilmente non sarebbe stato saggio passare la notte lì, ma almeno avrebbe potuto fare rifornimenti e prendere qualche cosa utile per Erstellen all’emporio. Kail preparò il secondo bivacco, ripetendo con meticolosa cura le operazioni fatte in precedenza. Controllò anche se la piccola doveva essere cambiata, ma pareva di no. Un’altra cosa davvero strana. Quindi cancellò le tracce del bivacco e riprese il viaggio. Dopo non molto iniziò a piovere. Non forte, ma insistentemente. Muovendosi a cavallo, questa cosa non era affatto buona per provare a coprire i segni del suo passaggio. Inoltre, una mezz’ora prima, gli era parso di aver notato un’ombra scura tra i cespugli: era assai probabile che chi lo stava spiando l’avesse infine trovato. Tuttavia, pedinato o meno, dopo due ore doveva fermarsi per forza. Non aveva dubbi questa volta: la bimba doveva esser pulita oltre che sfamata. Con i sensi all’erta, Kail preparò il terzo campo, ma questa volta decise di non lasciare la piccola nel cesto, ma vicino, anzi, attaccata a lui. La cambiò e la nutrì accanto al fuoco, che sfrigolava allegro e ristoratore per entrambi. Quando una folata di calore gli investì la schiena, Kail tirò su la testa e in quel momento preciso capì che non era stato il confortante falò a scaldarlo, ma di nuovo il suo medaglione. Infatti, su un ramo sopra di lui, di nuovo il corvo lo osservava infido coi suoi occhi rossastri! Ogni altro suono si spense nella boscaglia e il mezzelfo intuì subito che stava succedendo qualcosa. Qualcosa di imprevisto, che stava spaventando gli animali lì intorno. Ripose quasi meccanicamente Erstellen nella fascia legata al suo petto, la strinse forte a sé e si alzò lentamente: occhi e orecchi desti oltre ogni misura. Finché lo udì: il sibilo di un dardo alla sua sinistra. Fu solo grazie ai suoi riflessi elfici e al fatto che era preparato ad una cosa del genere, che la freccia lo mancò. Solo di pochi centimetri, ma bastarono per dargli il tempo di abbassarsi e sfoderare entrambe le spade. A quel punto il corvo gracchiò forte e sortì via e con lui chiunque fosse appostato dietro i cespugli con la balestra in mano. Kail maledì la situazione, che gli impediva di inseguire il suo o i suoi assalitori. Nonostante fosse nel suo ambiente naturale, la presenza della piccola gli impediva di fare una cosa del genere. Non sarebbe stato solamente pericoloso, sarebbe stato stupido, perché la bimba gli stava davanti e quindi era oltremodo vulnerabile. Preferì dunque tornare al cavallo e ripartire immediatamente. Le successive due ore furono un’agonia per il mezzelfo. Egli sapeva bene adesso che c’era qualcuno che non solo lo stava seguendo, ma che probabilmente lo voleva morto. Ma perché? Volevano lui o la bambina? Se cercavano lui, forse volevano mettere le mani sulle 200 monete d’oro che gli aveva dato Astarte. Ma se puntavano Erstellen, significava che qualcuno al maniero di Astarte lo aveva tradito! Non voleva nemmeno pensare a questa eventualità, perché se si escludevano i cavalieri che l’avevano trovata nel Tempio di Paladine, rimanevano solo le tre nutrici come principali indiziate. E questo significava che anche Selena poteva essere tra le sospettate. Quando giunse finalmente il momento per la quarta sosta, Kail notò qualcosa di strano sul sentiero. Un albero di media grandezza sembrava caduto di recente, rendendo problematico proseguire dritto. La pioggia ed i tuoni lontani, rendevano difficile alle orecchie del mezzelfo di captare eventuali movimenti, anche lievi, intorno a lui. Finché una voce roca e profonda echeggiò tra le fronde del bosco. “Consegnaci la bambina e non ti verrà fatto alcun male. Rifiuta e morirai.” Kail si costrinse a rimanere freddo, concedendosi alcuni secondi di riflessione. “Allora è lei che vogliono… e dunque è vero: Astarte è stato tradito!” Concluse Kail tra sé. Il ciondolo bruciava e vibrava, ma il mezzelfo non riusciva a vedere alcun inquietante corvo svolazzare attorno a lui. Tuttavia sapeva bene che una o forse più balestre cariche puntavano alla sua testa o al suo cavallo. In base alla sua esperienza, i suoi assalitori si trovavano adesso ai suoi lati, più che davanti. Se si fosse fermato, Aghnes sarebbe stata abbattuta e lui avrebbe perso l’iniziativa, a terra e con Erstellen attaccata al suo petto. Quindi rallentò solo di un po’ il cavallo, ed alzò lentamente una mano, come se segnalasse una resa. Poi afferrò le redini e diede il comando alla puledra di saltare il tronco e galoppare all’impazzata oltre il punto dell’imboscata. In questo modo gli assalitori sarebbero rimasti alle sue spalle e né Aghnes, né Erstellen avrebbero rischiato di essere colpite. Sarebbe stato comunque pericoloso per la bimba, ma in quel caso o beveva o affogava! Poco preparati ad una reazione come quella, gli assassini uscirono dal bosco. Erano in tre e tutti ammantati di nero. Uno di loro aveva armi da mischia nelle mani, gli altri due delle balestre cariche. Aghnes fece il suo lavoro, lasciando di stucco gli aggressori. La cavalla saltò il tronco con facilità, ed iniziò a galoppare verso nord. Il primo dardo sibilò a pochi centimetri dalla testa del mezzelfo, ma il secondo si conficcò nella sua spalla destra. Un grido strozzato lo fece sussultare, ma Kail sapeva che non era una ferita profonda. Quello che lo spaventava era un’altra cosa: in genere i gruppi di banditi prezzolati che bazzicavano per le foreste, utilizzavano molto spesso dardi avvelenati contro le loro vittime. Dalla sensazione di generale intorpidimento, lo scout ci mise poco a realizzare che anche lui non aveva fatto eccezione. Essendo per metà elfo, aveva una resistenza naturale enorme a quasi tutti i veleni, ma non poteva rischiare di fermarsi e provare a trovare in giro qualche pianta in grado di aiutarlo. Doveva continuare a cavalcare lungo il sentiero fino ad arrivare ad Elmwood e lì visitare il cerusico del paese, suo amico, per farsi salvare la vita. Dopo altre tre ore di galoppata, Kail controllò Erstellen, con la vista ormai offuscata e le forze che lo stavano abbandonando. La piccola non aveva emesso un gemito fino a quel momento e quando la guardò, nonostante la situazione fosse davvero critica, gli ispirò fiducia. Come se volesse dirgli: “Non ti preoccupare, ce la faremo…” Riuscì perfino a cavargli un sorriso. Anche se non fosse stata un “dono di Paladine”, si trattava comunque di una bimba molto speciale. Di questo ormai se ne era convinto. Era quasi buio quando Aghnes arrivò al passo alla locanda della “Ghiandaia Verde” di Elmwood e l’ultima cosa che Kail rammentò prima di accasciarsi mezzo morto su di lei, era una voce femminile che chiamava soccorsi.”

Pagina 1 di 2

  • 1
  • 2

Most Read Posts

  • Cacciatori di taglie.
  • La battaglia al Tempio di Paladine, parte prima.
  • Il furto sventato.
  • Il destino di Krynn.
  • CAPITOLO UNO
My Blog

Select your language

  • Italiano (Italia)
  • English (United Kingdom)