Cher – Kal, i suoi figli e i nostri eroi, erano consapevoli della difficoltà del momento e che dovevano tornare il più velocemente possibile ai loro rispettivi affari. Tuttavia, il capo villaggio volle comunque offrire alcune risposte ad Estellen e compagni, non fosse altro per ripagare il debito di gratitudine nei loro confronti per aver strappato sua figlia dal sicuro abbraccio della morte.

Egli bisbigliò tra i denti, mostrando chiaramente che anche per lui non era un argomento di cui avrebbe parlato volentieri, che “Kuruk e Shiriki” erano in realtà due persone fisiche e non una formula per esorcizzare chissà cosa, come i suoi ospiti avevano ipotizzato. Essi erano stati un tempo due “fratelli Kagonesti”, nati nel presente villaggio e pertanto membri onorabili di questa comunità. Tuttavia, fin dall’infanzia si mostrarono attratti dall’oscurità e da un vita iniqua fuori dalla foresta, fino a diventare due veri e propri demoni senz’anima. Molti degli anziani avevano attribuito alla gente alta la responsabilità della loro metamorfosi, dei loro cambiamenti, ma egli sapeva bene che le cose non stavano così. Essi erano sempre stati, in fondo al loro cuore, degli assassini, avevano sempre goduto della sofferenza degli altri esseri viventi e se oggi si erano trasformati in mostri spietati ed abbrutiti, dovevano solo a loro stessi questa responsabilità. Infatti oggi erano loro i principali cacciatori di elfi nella foresta, erano loro a guidare orchi e altri viscidi mercenari di altre razze a piombare su vecchi, donne e bambini, a farli prigionieri da vendere poi nel “Sanguinarium” ad un disgustoso gigante di collina.

Cher – Kal aveva le lacrime agli occhi mentre descriveva l’abominio che erano diventati questi suoi due consanguinei. Tuttavia, alla domanda specifica di Kail su cosa si facesse di preciso ai prigionieri nel Sanguinarium, il capo villaggio non seppe rispondere. Sapeva solo che nessuno era mai tornato a raccontarlo e che un luogo chiamato “Sanguinarium” certo non evocava immagini di tenerezza ed ospitalità. Pronunciò queste ultime parole con tanta, forse troppa amarezza: era evidente che, come quasi tutti tra gli elfi selvaggi nella foresta di “Elderwildwood”, aveva avuto qualcuno che era stato razziato o rapito in famiglia.

Kail strinse le nocche fino a sbiancare, grugnendo verso l’elfo selvaggio che, una volta giunti in città, avrebbe fatto il possibile per saperne di più su questo “Sanguinarium” e giurò che le mille e più atrocità commesse da quei mostri, sarebbero state ripagate prima o poi con la stessa moneta!

Cher – Kal apprezzò il proposito del mezzelfo, che trovò subito appoggio in Stuard ovviamente. Poi fece segno con la mano di avanzare ai suoi tre figli, vincolati anch’essi ad un debito d’onore e di sangue nei loro confronti. Lui non avrebbe potuto garantire alla compagnia una scorta, ma se i suoi figli avessero voluto, potevano decidere di pagare il loro pegno guidandoli fin dove avessero ritenuto giusto spingersi nella foresta. Lui non si sarebbe opposto.

Nes – Kal e Dar – Kal risposero che sarebbero stati felici ed onorati di adempiere a questo compito, accompagnando Estellen e i suoi amici ovunque avessero voluto, ma pregarono i nostri eroi di non coinvolgere Dor – Kal in questa avventura. In primo luogo perché li avrebbe rallentati e messi in pericolo viste le sue attuali condizioni, ed in secondo luogo perché sarebbe stato un rischio per la sua salute muoversi senza prima recuperare appieno le forze.

Estellen fu lesta a rispondere anche per conto dei suoi amici, dicendo chiaramente che il coinvolgimento della giovane elfa nella loro missione non era stato nemmeno preso in considerazione. Aveva perso troppo sangue e doveva assolutamente riprendersi o lo sforzo appena fatto per permetterle di vivere sarebbe stato vano. La Kagonesti provò a dire qualcosa di coraggioso e stupido insieme, ma suo padre la fulminò con un’occhiata e lei sprofondò subito in un silenzio imbronciato.

A dire il vero ci fu un breve interludio, un momento intenso in cui gli avventurieri vagliarono la possibilità di rimanere e combattere insieme a Cher – Kal qui, nella foresta, i loro aguzzini, ma per quanto sembrasse giusto e nobile, il loro coinvolgimento sarebbe stato davvero troppo pericoloso. Per tutti.

I Kagonesti infatti si sentivano a loro agio nella foresta. Erano un tutt'uno con la foresta. Combattere quindi nel loro regno gli avrebbe dato un vantaggio tattico notevole. Vantaggio che i nostri eroi avrebbero rischiato di togliere loro, se avessero deciso di affiancarli in questa battaglia. Stuard e compagni infatti erano perfettamente consapevoli di non essere adatti alla guerriglia, forse il solo Kail avrebbe potuto reggere il passo di Cher – Kal e dei suoi elfi tatuati. Il resto della compagnia però esprimeva il massimo delle loro capacità in campo aperto.

Pertanto un po a malincuore, accettarono alla fine l’aiuto dei figli del capo villaggio, lasciando però che accompagnassero prima Dor – Kal a riposare nel suo giaciglio. Quindi Cher – Kal restituì il pugnale a Kail, chiedendogli se avesse potuto ridarlo ad Eiliana, il giorno in cui l’avesse rivista, poiché lui non era affatto sicuro di uscirne vivo, dopo la battaglia che avrebbe dovuto combattere nelle prossime ore. Il mezzelfo accettò il compito senza battere ciglio, senza rivelare nulla all’elfo selvaggio dei suoi sentimenti nei confronti della nobile elfa silvana o dei sentimenti di Eiliana verso di lui. Non serviva dargli un ulteriore dolore e fiaccare ancor di più il suo morale in un momento così difficile per lui e la sua gente. Si limitò ad annuire e a nascondere il pugnale in un posto sicuro del suo equipaggiamento.

Poi, quando i due figli del capo si affiancarono a loro, gli avventurieri salutarono Cher – Kal e seguirono le loro guide mentre tagliavano per la parte nord ovest del villaggio. Bastò dire loro che la prossima mèta, seguendo le indicazioni di Eiliana, doveva essere il villaggio di “Rain”, a poche ore di cammino da lì, per farli scattare come molle. Kail nemmeno terminò la frase, che i due fratelli si voltarono e sparirono nel bosco!

A dire il vero i due elfi selvaggi non si dimostrarono molto di compagnia, poiché come accompagnarono i nostri eroi fuori dal villaggio, attraverso un passaggio nascosto e segreto, sparirono dalla loro vista, mostrandosi solo ogni tanto per far capire a Kail la strada che dovevano seguire.

Tuttavia, una volta Nes – Kal fu abbastanza vicino ad Estellen per soddisfare alcune curiosità della giovane sacerdotessa di Paladine. Ella infatti gli aveva domandato dove fosse sua madre, visto che aveva chiaramente intuito che Cher – Kal cercava palesemente l’approvazione di un’altra donna. Per nulla imbarazzato, il giovane Kagonesti raccontò che qualche anno prima sua madre era stata rapita da Shiriki e un pugno di crudeli razziatori orchi, che avevano trascinato via con la forza lei, ed altri elfi selvaggi, tra cui tre bambini. Li avevano portati di sicuro al “Sanguinarium”. Da quel momento non l’aveva più vista. Molte volte, lui, suo fratello e sua sorella, avevano pensato ad una sortita in città per provare a liberarla, ammesso che fosse stata ancora viva, ma suo padre aveva responsabilità troppo grandi nei confronti della sua gente e loro tre potevano fare ben poco, se non morire e dare un ulteriore dispiacere al capo villaggio. Estellen chinò la testa addolorata, limitandosi ad annuire. Preferì tenere per sé questa triste storia, poiché se Kail avesse saputo come stavano i fatti, avrebbe aumentato la sua rabbia e con il suo medaglione in giro c’era poco da scherzare. Avrebbe rischiato di perderlo del tutto questa volta, se l’avesse indossato di nuovo, cedendo all’orrore e alla sua furia omicida.

Il gruppo costeggiò il Thon – Tsalarian, poiché anche se non lo vedeva, il mezzelfo poteva udirlo chiaramente, finché ad un certo punto le loro guide calarono d’improvviso dagli alberi ed atterrarono poco distanti la compagnia. Tenevano le mani alte in segno di pace e di amicizia. Voltandosi verso i suoi amici, Kail bisbigliò a tutti di fare altrettanto. Altri elfi selvaggi uscirono da alcuni cespugli, silenziosi e letali come serpenti a sonagli, ed iniziarono a parlare con Nes – Kal e suo fratello. Ogni tanto il gruppetto di Kagonesti si voltava verso i nostri eroi per evidentemente capire cosa si dovesse fare di loro.

Kail cercava di seguire la loro conversazione, ma ovviamente riusciva a intendere ben poco e l’incantesimo di Aric aveva terminato il suo effetto. Il mezzelfo riuscì a cogliere solo una parola familiare, un nome anzi che aveva udito da qualche parte, ma che non riusciva ancora ad associare a qualcuno. “Ichlem”, ripetevano molto spesso i Kagonesti di “Rain”, come se costui avesse un interesse personale nei loro confronti.

Terminati i convenevoli, gli elfi selvaggi si avvicinarono alla compagnia e riuscirono subito a dissipare i dubbi che stavano arrovellando il cervello di Kail su chi diavolo fosse questo Ichlem.

“Voi siete la gente alta che ha conosciuto colui che la vostra gente chiama Attilus?”

Kail ebbe un momento di esitazione per ricollegare ogni cosa, poi annuì. Ichlem era il padre di Alchem, il ragazzino che Eiliana aveva strigliato per bene a Silvamori, a causa della sua eccessiva curiosità. Suo fratello Attilus e sua sorella Raegina, erano i Kagonesti che lui ed i suoi amici, direttamente o indirettamente, avevano conosciuto alcuni mesi prima.

Gli elfi selvaggi gli fecero segno di seguirli, mentre Dar – Kal e suo fratello maggiore domandarono ad Estellen se abbisognassero ancora del loro aiuto. La giovane sacerdotessa si confrontò velocemente con il mezzelfo e Stuard e non fu d’accordo con la loro decisione di svincolarli subito dal loro debito d’onore e mandarli a casa. Ritenne che entrambi avrebbero potuto ancora tornare utili alla loro causa, pertanto li pregò di restare un altro po, desiderio che i figli di Cher – Kal non ebbero difficoltà ad esaudire.

Pertanto i due Kagonesti affiancarono i loro consanguinei in testa alla comitiva e, sempre con grande cautela, trovarono con facilità la strada migliore da seguire per giungere alla tappa successiva del loro cammino.