Stuard fu costretto a strattonare il mago per farlo tornare alla realtà.

Demetrius giaceva tra le braccia del cavaliere, sofferente e delirante, mentre Arielle era quasi caduta, indietreggiando spaventata per la terribile trasformazione che il marito aveva subito! In cinquant’anni, l’anziana elfa aveva sempre pensato che egli fosse impazzito per via di sua figlia datasi all’oscurità e a causa del nefando destino toccato al suo popolo, costretto all’esodo per via di uno spaventoso nemico ben al di là dalla loro portata. 

Per cinque lunghe decadi aveva creduto che lui avesse avuto solo dei deliri sconclusionati, che riusciva a mitigare solamente attraverso la pittura, invece aveva sempre avuto ragione e la sua arte era stata trasformata in una condanna, insozzata, blasfemamente deturpata, attraverso intricate e malevole incisioni che gli erano state impresse sulle sue stesse carni. Egli aveva capito ogni cosa, riguardo Cyan Bloodbane, riguardo Moebius e la maledizione oscena che quell’orribile “elfo” gli aveva scagliato contro. Un oscuro anatema che l’aveva reso cieco e costantemente sotto il suo controllo. In quel momento Arielle realizzò che il drago verde e la sua controparte silvana erano davvero la stessa persona e che, per qualche incomprensibile motivo ancora a tutti sconosciuto, si era accanito sulla loro famiglia, spingendo la loro unica figlia verso il male e suo marito verso la pazzia.

Estellen cercò di rassicurarla e calmarla, per quanto le fosse possibile, invocando il nome di E’li su entrambi e permettendo così al cavaliere di sollevare l’anziano elfo, adesso un po' più tranquillo e adagiarlo sul letto senza rischiare di fargli del male. Arielle riuscì a sedersi finalmente: aveva lo sguardo fisso su suo marito e la giovane sacerdotessa aveva letto adesso anche una punta di paura nei suoi occhi, oltre che la consueta angoscia ed agitazione per la sua salute.

Tuttavia, Demetrius non pareva il problema più urgente da risolvere in quel momento.

Kail ed Aric infatti continuavano a guardare increduli il dipinto e quando anche Stuard ed Estellen si avvicinarano ad esso, per capire cosa fosse successo, un brivido freddo scosse le loro schiene. Sulla tela la foresta era scomparsa, così come i due elfi che correvano l’uno verso l’altra. Al loro posto spiccava nitida, al centro della stessa, una scritta brillante, circolare, incomprensibile e di color verde misto ad ambra, scintillante come un faro nella notte.

Estellen trasecolò.

Aveva già visto scritte del genere: tappezzavano ancora oggi i muri della “Torre delle Stelle” di Silvanesti e rappresentavano l’apice del grande inganno di “Cyan Bloodbane” nei confronti del popolo elfico! Solo grazie ad una invocazione sacra di grande potenza era riuscita a svelarne il senso e a capire come fare per esorcizzare il maleficio presente nel più sacro dei templi degli elfi silvani. Quello che avevano davanti era chiaramente qualcosa di molto simile: un linguaggio antico e dimenticato, nello specifico anche vestito di malvagia natura, che era stato nascosto per qualche motivo ancora sconosciuto all’interno del dipinto di Demetrius.

Aric confermò di aver utilizzato un potente incantesimo di “tipo clericale” per dissipare il velo di menzogna latente sulla tela e che quindi questa situazione e quella descritta da Estellen a Silvanesti, potevano essere perfettamente compatibili. Inoltre certificò senza dubbio alcuno che “l’entità” che controllava Demetrius fosse certamente "Cyan Bloodbane". Lui poteva sbagliarsi a riguardo, ma il demone, presente nel bastone, non poteva.

Tuttavia, le stranezze in quel dipinto parevano non essersi esaurite con quelle potenti parole arcane nell’antica lingua dei draghi: al loro posto infatti, stavano apparendo via via intere frasi in lingua comune, ma all’apparenza sconnesse, cifrate.

Lo stregone spiegò che il suo incantesimo costringeva a far emergere la verità dietro qualunque falsità di natura mistica. Quindi, dapprima le rune dietro il disegno di Demetrius, ed ora quella frase cifrata nascosta nelle rune stesse. Suggerì quindi di attendere ancora qualche istante, affinché la magia rendesse finalmente comprensibile quella scritta o quel messaggio di sorta.

I minuti passavano però, ma quelle parole restavano immobili ed incomprensibili.

Estellen si avvicinò un po’ di più alla tela e, aggrottando le sopracciglia, bisbigliò tra sé che esse erano state scritte esattamente in quel modo e che non c’era alcun incantesimo che potesse rivelarne il senso, perché non erano state camuffate misticamente. Avrebbero dunque dovuto decodificarne il significato da soli, trovando la chiave di volta per ridare la giusta accezione ad ogni lettera, ad ogni parola e ad ogni frase. La lingua era certamente il comune, ma le locuzioni non avevano senso, non solo per il contenuto, assolutamente assente, ma anche per la mancanza di qualsivoglia punteggiatura.

Aric si ritirò in un silenzio concentrato, chiedendo a tutti di non disturbarlo mentre ci ragionava sopra. Kail cercava di assisterlo, ma quel genere di operazione non rappresentava certo uno dei suoi punti forti. Estellen invece faceva da spola tra il dipinto e il letto ove era ancora sdraiato Demetrius.

Ogni tanto infatti, Arielle la chiamava perché suo marito si agitava un po’ troppo e sembrava parlare nel sonno. Una di queste volte però, capì che, nel suo delirio, Demetrius stava sussurrando parole che avevano un senso compiuto. Non solo, ma sembravano esprimere anche contenuti dalle implicazioni terribili. Soprattutto per lei.

“Maledetto, mille volte maledetto. Non eri tu a dover rivelare la trama, ma lei…”

Continuava a ripetere, contorcendosi nel dormiveglia.

Estellen era sicura che Demetrius non era più sotto il controllo del drago: aveva fatto anche un piccolo esorcismo per assicurarsene. Tuttavia la sua mente era stata letteralmente malmenata per dieci lunghissimi lustri e cercava disperatamente di trovare da sola una via di uscita, un po’ di luce dalla tremenda oscurità cui era stata soffocata per tutto quel tempo. Lottava strenuamente per sopravvivere e di conseguenza spurgava fuori da sé le costrizioni più forti che l’avevano soggiogata fino a quel momento.

Estellen allora capì che a lamentarsi non poteva essere certamente quel povero anziano elfo dalla mente malata. Era l’astuto Cyan ad imprecare contro "qualcuno" e qualcosa le suggeriva che era lei il vero centro portante in quella frase! Lei avrebbe dovuto “svelare la trama”! Ma cosa significava esattamente “svelare la trama”?

Aric le spiegò che a rivelare quel “triplice inganno” non era stato solamente lui. Più precisamente ammise che era stato aiutato nel farlo. Il bastone aveva infatti deciso di intervenire, liberando un incantesimo molto simile a quelli che praticava lei nelle sue preghiere. Il fatto che “Lui” si fosse intromesso, oltre a far andare su tutte le furie il dragone verde per via di accordi che esistevano tra le loro specie, aveva in qualche modo anche impedito che fosse stata lei ad operare l'incantamento e quindi che subisse una qualche tremenda ripercussione di sorta, legata alla "trama", che probabilmente avrebbe definitivamente girato le carte in favore del grande Wyrm e del suo inganno dai tre volti.

Si, perché alla fine Aric riuscì a completare la codifica di quelle frasi, che, non appena rivelate ad alta voce, liberarono un piccolo, silente, ma infido potere mistico, un specie di “canto delle sirene”, che portarono Estellen ad avere una scioccante visione del futuro.

Le frasi recitavano così:

“Il giorno dell’arrivo di “Padre Caos” è vicino, mia signora. L’inganno è pronto. Nessuno saprà che sei stata tu. La tua prossima “apostola” è stata avvertita. Noi viviamo in tuo nome.”

La visione di Estellen invece, mostrava una donna giovane dai capelli corti e rossi e gli occhi viola, che guidava un esercito di guerrieri oscuri alla conquista di Krynn! Fortunatamente essa non portò seco altre controindicazioni importanti, oltre al fatto di averla spaventata, anzi, terrorizzata oltre misura. Se avesse operato lei la “visione del vero” sul dipinto, come aveva fatto nella “Torre delle Stelle”, chissà cosa le sarebbe capitato. Chissà cosa aveva architettato “l’incubo con le ali” per lordare il suo spirito e la sua mente.

Restava comunque lo sconcerto: Estellen fu consapevole infatti che quella ragazza era lei stessa, nella prossima, futura incarnazione di Lindaara!

Riguardo il messaggio nascosto e successivamente svelato, la sua prima parte parlava di “Padre Caos”: un’entità primigenia, spiegò la sacerdotessa di E’li, da cui gli dei stessi erano stati creati, all’alba dei tempi. Qualunque cosa, letteralmente qualunque, nel creato, temeva e allo stesso tempo amava “Padre Caos”, perfino gli dei, suoi figli. Fortunatamente “Egli” non poteva incarnarsi o pervenire sul piano materiale, come invece gli dei avrebbero potuto fare al verificarsi di certe, precise condizioni. Era troppo potente, troppo alieno e al di là di ogni mortale e divina comprensione.

Eppure quelle parole erano chiare e sulla veridicità della sua visione lei era certa. Ciò a cui aveva assistito apparteneva ad un suo futuro più lontano, mentre quelle parole raccontavano di qualcosa che sarebbe invece successo a breve. Era dunque presumibile pensare che la prima situazione fosse l’abbrivio della seconda. O, se vogliamo, che la seconda fosse una conseguenza della prima.

Estellen sembrava sconvolta. Non voleva diventare complice di tutto questo. Non voleva, in quanto Lindaara, servire Takhisis. Soprattutto non voleva, direttamente o indirettamente, causare l’arrivo di “Padre Caos” sul piano mortale: sarebbe stata una catastrofe terrificante, anche peggiore del cataclisma!

Nel frattempo Kail scoprì che l’incantesimo di Aric o del suo bastone, aveva svelato l’inganno su ogni tela che Demetrius aveva precedentemente dipinto. Tutte adesso riportavano quel messaggio: lo stesso, identico messaggio, a tratti criptico, a tratti profetico, inciso come un marchio indelebile sulla tela.

Confuso, il mezzelfo preferì riportare l’attenzione di tutti su tematiche più impellenti e mondane: avevano abbondantemente superato il momento in cui avrebbero dovuto incontrare Eiliana, pertanto invitò tutti ad affrettarsi e ad andare. Salutò dunque con profondo affetto sua nonna, che ricambiò con dolcezza, si riprese il diario di sua madre, ed uscì in tutta fretta dalla casa dei suoi nonni. Lo stesso fecero Stuard ed Aric, affiancandolo dopo qualche minuto sulla balconata esterna.

Estellen invece impiegò un po’ più di tempo nel farlo, poiché decise di operare un altro piccolo scongiuro benefico su Demetrius, che reagì quasi subito, rasserenandosi.

Le due donne parlarono poi un po’, con Arielle che si sentiva letteralmente afflitta per aver giudicato male suo marito. Ciò che aveva detto su Moebius era vero, era sempre stato vero e non sapeva dire se sarebbe riuscita a perdonarsi per non avergli da subito creduto. Estellen tuttavia la rassicurò, dicendole che a tessere la tela non era stato un ragno comune, ma il più astuto e potente che si potesse immaginare. Pertanto lei aveva poco su cui recriminare.

Le suggerì inoltre di rimanere in guardia, perché la maledizione che era incisa sulla pelle di Demetrius non era stata cancellata: per quanto fosse erosa dai dubbi, non se la sentiva di andare contro la volontà di Kail, che era suo nipote. Lui era certo che avrebbe scoperto la verità dietro quel sortilegio terribile e lei doveva per forza dargli fiducia e dunque non procedere con l’esorcismo! Il rischio di uccidere Demetrius infatti, almeno secondo Aric, era davvero molto alto. Arielle sorrise condiscendente e le due si salutarono con grande simpatia.

Nel frattempo lo stregone ne approfittò per scambiare due chiacchiere con Moloch. In buona sostanza il demone gli spiegò che aveva deciso di aiutarlo, perché la situazione si sarebbe messa davvero male per lui se non l’avesse fatto. Infatti Lindaara avrebbe operato l’incantesimo di “visione del vero” e le conseguenze di quella scelta avrebbero scatenato un disastro inenarrabile. Tuttavia non gli spiegò perché lui sapesse queste cose, gli disse solo che a Daltigoth, se gli avesse dato fiducia, avrebbe capito qualcosa in più sulla sua natura, sul loro legame e che avrebbe dovuto fare presto una scelta. Accompagnarsi con una creatura del tipo che lui rappresentava, avrebbe portato conseguenze alla lunga nefanda, se entrambi non fossero stati allineati sui loro intenti e su ciò che erano disposti a fare per realizzarli. Aric si fece bastare per ora queste risposte dalla sua staffa maledetta, preparandosi a scendere, come gli altri, dalla scala di corda.

Così venne chiuso per il momento il capitolo legato alla famiglia Londelle. Un capitolo a tratti tragico e affatto concluso in maniera definitiva.

La compagnia era stata molto vicina al tracollo, rimanendo ancora in piedi solo grazie alla volontà di un demone (le vie di Paladine erano davvero infinite), fortunatamente e per qualche motivo ancora oscuro, interessato alle sorti dello stregone.

Estellen aveva visto un segno chiaro dal futuro, scorgendo così ciò che avrebbe fatto nella sua prossima incarnazione. Era stato terribile. Aveva guardato intensamente negli occhi di quella donna. Aveva visto bene ciò che era celato dietro i suoi stessi occhi viola: occhi d’ambra e morte, che ricordavano molto il giallo fessurato di quelli che aveva avuto poco prima lo stravolto e posseduto Demetrius!