Estellen sgranò gli occhi per lo stupore e la stessa cosa incredibilmente fecero anche i suoi amici e compagni intorno a lei: il volto di Fairmat si era trasformato nel suo!

Per un breve istante, la portavoce di Paladine si era guardata in uno specchio invisibile che aveva trovato negli occhi dell’elfo selvaggio, vedendosi chiaramente nei panni di una giovane ragazza dai capelli corti e rossi, ma dagli occhi d’ambra cupi e malvagi. Questa volta però tutti quanti erano riusciti a partecipare di questa inverosimile stranezza!

Estellen aveva già vissuto un’esperienza simile in precedenza, quando aveva osservato da vicino il blasfemo dipinto di “Demetrius”, ma solo lei era stata testimone di quanto avesse scorto. Aveva avuto contezza di “quella giovane donna” che comandava su milioni.

Più volte si era domandata se avesse visto sul serio sé stessa a capo di quell’immenso esercito di malvagi guerrieri che si muovevano alla conquista di Krynn. Più volte si era chiesta se quella visione fosse stata soltanto l’ennesimo trucco del “Drago Verde” per distrarla dai suoi obiettivi. Adesso però tutti avevano condiviso quell’esperienza e ciò che anche i suoi amici avevano trovato dentro quegli occhi, crudeli ed ambrati, non era stato nulla che potesse esser considerato buono o positivo.

Stuard si precipitò dalla sua amica e la aiutò a tirarsi su. La giovane, presa alla sprovvista, era infatti scivolata all’indietro e caduta sulle ginocchia. Estellen continuava a passarsi più volte le mani sul viso per tentare di cancellare quelle immagini terribili di sé stessa che schiavizzava il mondo intero, ma sapeva che non poteva: quello era il suo destino! A meno che rinunciasse alla sua natura divina, ai suoi compiti in quanto “Lindaara”. A meno che rimanesse tra i mortali il più a lungo possibile.

Aric, a dire il vero, aveva provato a dissuaderla dall’insistere nel tenere vicino a sé Fairmat troppo a lungo. L’aveva avvertita di quanto questo fosse pericoloso. In realtà era stato il demone a suggerirglielo e lui, in qualche modo impossibile da spiegare, aveva creduto alle sue oscure parole. Probabilmente l’aveva fatto perché intuiva che se l’anima ormai corrotta e malata del Kagonesti, a contatto con la sua, veniva purificata, contemporaneamente avrebbe potuto rilasciare su di lei “malefiche tossine” e “tremendi effetti collaterali”, che rischiavano di farle del male seriamente.

Tuttavia il mago sospettava che ci fosse anche dell’altro. Qualcosa legato alla “natura più intima del demone” che avrebbe potuto danneggiare Estellen, ma non fu in grado di approfondire questa sua sensazione.

Dal canto suo, Fairmat era tornato a tremare come una foglia, smarrito e sconsolato, mentre la portavoce di Paladine tentava di riposare qualche minuto e riflettere meglio sul dramma a cui aveva appena assistito. I suoi amici più intimi erano rimasti in silenzio ed atterriti: se la loro compagna si fosse davvero “data al male” e “concessa a Takhisis”, la guerra era già persa! Kail non voleva nemmeno pensarci, per cui suggerì ad Aric di procedere subito con il piano “b” e non perdere altro tempo prezioso.

La voce del mezzelfo, come spesso avveniva, riportò tutti con i piedi per terra. Lo stregone si ricompose e afferrò saldamente il suo bastone. Poi chiuse gli occhi e recuperò nella mente l’incantesimo che voleva lanciare. Moloch gli conferiva un grande, grandissimo potere e una strana, inquietante, pericolosa sensazione di poter ottenere tutto, ma proprio ogni cosa avesse voluto. Bastava solamente che l’avesse desiderata e che il demone fosse stato d’accordo con lui e sarebbe stata sua. O almeno era così che si sentiva quando si apriva alle “infinite possibilità” della sua staffa maledetta.

Decise dunque di applicare una magia di “dominazione” sull’elfo selvaggio: un incantesimo che conosceva perfettamente, ma che era di poco al di fuori della sua portata. Aric pronunciava le parole arcane e Moloch gli dava il potere necessario per agire sulla trama e renderlo possibile. Dopo qualche secondo il giovane mago cadde in trance, rimanendo affrancato alla sua verga demoniaca come ad un'ancora, gli occhi sigillati in due linee sottili e il mento aguzzo tirato verso il basso. A quel punto Fairmat si tirò su e fece segno a Kail di togliergli il bavaglio. Se avessero voluto udire almeno la sua parte di conversazione, che presto si sperava sarebbe sbocciata tra lui e i “fratelli traditori” attraverso la “pietra telepatica”, avrebbe dovuto essere in grado di parlare.

Alchem avrebbe fatto da interprete come sempre.

Una volta libero, Aric rincuorò tutti quanti, dicendo che stava bene, ma che doveva sbrigarsi però, perché l’incantesimo non sarebbe durato molto. Ripassò mentalmente il discorso che si era costruito nella testa, poi afferrò la “pietra telepatica” e mandò un richiamo “dall’altra parte”.

Prima di iniziare quel difficile "teatrino", Moloch domandò al mago se voleva che restasse con lui o meno, ma nessuno, tranne l’incantatore stesso, seppe mai cosa egli gli avesse risposto.

Passarono molti secondi prima che succedesse qualcosa. Secondi intensi, che fecero entrare la compagnia nel panico più assoluto. Poi qualcuno si affacciò. Non sembrava affatto la voce di un elfo selvaggio quella che si mosse agile nella testa di Aric, sebbene la lingua fosse quella. Pareva piuttosto sibilante, quasi serpentina. Più simile a quella di un "draconico" insomma.

“Ti ho detto mille volte di non contattarmi sssenza preavviso, è troppo pericolossso. Soprattutto adesso, con gli ssstranieri che sono arrivati nella foresta.”

Aric trattenne a stento lo stupore. La persone con cui stava parlando sapeva di loro dunque e adesso doveva sforzarsi di non far trapelare questa sua ansia. Rispose cambiando subito discorso e puntando sull’importanza di quella “chiamata” per questioni relative al “Sanguinarium”. Tuttavia “dall’altra parte” c’era qualcuno piuttosto intelligente ed astuto, che non cadde in questi banali sofismi dialettici. Con voce melliflua e tagliente infatti, aggiunse:

“Ho sssaputo da fonti sssicure che qualcosa non è andata bene per te, che c’è stato movimento nel tuo villaggio. Che ti hanno portato via. Qualcuno forssse sossspetta di te? Faresti bene a dire la verità, Farimat. Sssai bene che io e mio fratello non amiamo le menzogne e cosa succede a chi ci mente.”

Aric rischiò seriamente di entrare nel panico. Doveva pensare velocemente. Di sicuro qualche spia aveva “cantato” e aveva spifferato di loro e di quello che era successo a Fairmat, del suo processo e di tutto il resto. Tuttavia, egli era stato giudicato in privato e, a meno che una delle spie fosse stata proprio tra gli anziani, sarebbe stato impossibile che la notizia della sua condanna fosse già trapelata. Decise pertanto di giocarsi questa carta, ammettendo che qualcuno aveva sospettato di lui, che adesso si trovava in custodia, ma che di fatto era stato ritenuto innocente. Soprattutto battè sul punto che il motivo per cui era stato accusato non riguardava niente che potesse collegarlo a loro o al “Sanguinarium”.

Nel complesso la sua difesa sembrò piuttosto convincente.

Aggiunse anche che aveva alcune prede per le mani davvero appetibili questa volta e che non potevano perdere nemmeno un minuto se avessero voluto catturarle in sicurezza. Passarono altri secondi piuttosto tesi, poi il suo interlocutore rispose.

“Molto bene allora, dimmi. Tdarnk è giovane, ma sssai bene quanto sia crudele ed esigente. Chi sssono queste preziose prede che desideri venderci?”

Lo stregone ripassò mentalmente, in una frazione di secondo, i nomi delle loro “esche” e il grado di parentela che avevano con i capi e gli anziani dei due villaggi. Poi riportò, uno ad uno, come si chiamassero: tutti figli di persone molto importanti nella foresta!

Si accorse troppo tardi però di aver confuso Dor – Kal con Dar – Kal: la sorella di Nes – Kal con suo fratello e si augurò vivamente che la persona con cui stava parlando non fosse al corrente che la giovane elfa era stata ferita a morte due giorni prima. Aric cercò con gli occhi i suoi amici, che gli fecero segno di calmarsi perché nulla era perduto ancora. Anche Alchem gli sorrise comprensivo. Ovviamente lo stregone non provò a correggersi per non peggiorare ancor di più le cose, sperando che il suo errore passasse al massimo per un lapsus. Ogni secondo che andava via era una lama che si conficcava un centimetro in più nelle sue carni.

“Due dei figli di Cher – Kal e l’ultimo figlio di Ichlem dici? Uhm, prendere i figli del capo e dell’anziano più pericoloso, sssignificherebbe infliggere un brutto colpo ai vertici di comando dei due villaggi. Questo creerebbe il caosss e il caos favorisssce le nostre incursioni e i nostri affari. Devo riconoscere che la cosa sssembrerebbe appetitosa. Come intendi procedere?”

Aric parlò della ricorrenza dei rapimenti delle loro famiglie e del fatto che l’indomani, verso l’imbrunire, questi giovani e altolocati elfi selvaggi, sarebbero andati al “santuario dei morti” per rendere omaggio ai defunti. Quale luiogo migliore per tender loro un’imboscata e portarli via senza ucciderli? Le prede erano di grande valore, il luogo dove prelevarli era isolato, che si poteva desiderare di più?

Ancora una volta, lo stregone sembrò particolarmente ispirato.

“D’accordo allora, invieremo un contingente veloce. Ssse fossi nei tuoi panni, mi augurerei che abbia visto e ponderato bene ogni cosssa e abbia detto il giusssto. Altrimenti non ci sssaranno ricompense, ma sssolo problemi per te!”

Il mago cercò di rispondere in maniera remissiva e servile: la sua disciplina mentale lo aiutò molto in questo e quando ebbe la sensazione che la “pietra telepatica” aveva interrotto il ponte di collegamento, si abbandonò ad un’espressione piuttosto compiaciuta. Anche i suoi amici ovviamente sorrisero per come erano andate le cose.

Purtroppo però, una smorfia di disappunto si disegnò immediatamente dopo sulle labbra dello stregone. Moloch infatti aveva appena sentenziato che il loro piano era stato smascherato e che “dall’altra parte” sapevano che quella chiacchierata nascondeva l'insidia di una trappola. Aric interrogò il demone più volte per capire cosa fosse andato storto o dove avesse sbagliato, ma la creatura maligna nella sua staffa, astuta e subdola, rimase consapevolmente silente e non replicò alcunché.

Quando il mago informò i suoi compagni di ciò che era appena successo nella sua testa, il panico si scatenò nel capanno: il piano era saltato e adesso bisognava improvvisare. Forse anticipando i tempi e recandosi subito a Daltigoth, avrebbero guadagnato l’effetto sorpresa. Mentre i loro nemici avrebbero tentato una “contro imboscata”, magari un incantesimo di Aric li avrebbe coperti per il tempo necessario a Valdore per portarli in salvo.

La verità purtroppo era che se il piano era andato in fumo e quindi anche la loro copertura, tutti quelli che li odiavano in città erano stati allarmati del loro arrivo e questo avrebbe ridotto le loro chance di sopravvivere laggiù al minimo. Sempre che il demone avesse avuto ragione ovviamente. Magari poteva avere qualche altro doppio fine, chi poteva dirlo?